Preleva il pdf dell’intervento del Comitato.

CONFRONTO PUBBLICO RELATIVO AL PROGETTO DI REALIZZAZIONE DI UN IMPIANTO EOLICO SULL’APPENNINO ALESSANDRINO

San Sebastiano Curone, 31 marzo 2011

Intervento del “Comitato per il Territorio delle Quattro Province”

Gentili signori,

il Comitato per il Territorio delle Quattro Province prende atto che questa iniziativa di dibattito pubblico sugli impianti eolici industriali nei crinali delle valli formalmente segue la direzione che è stata auspicata dal comitato fin dal suo nascere, quella di una comunicazione il più possibile completa su un tema che da anni assorbe e catalizza le energie decisionali dei nostri enti locali.

Il Comitato esprime però un giudizio nettamente negativo su due aspetti: la scelta di collocare in giorno lavorativo la data dell’incontro (in tal modo non si favorisce affatto la partecipazione del pubblico) e, soprattutto, l’invito ad un confronto che continua ad essere condotto su ipotesi progettuali non sufficientemente definite e viene indetto dopo che lo specifico contesto procedurale ha visto proprio fino a ieri un sovrapporsi di provvedimenti e di contestazioni formali tale da legittimare forti riserve anche da parte di cittadini non addetti ai lavori.

Tuttavia, ogni occasione per affrontare problematiche che potrebbero avere gravissime conseguenze sull’integrità del nostro ambiente montano e sulle possibilità di uno sviluppo sostenibile è comunque preziosa, per noi e per le molte persone che seguono la nostra attività di informazione. In questa sede esprimeremo perciò alcune considerazioni che ci sembrano basilari, al di là delle valutazioni di carattere tecnico ed economico (aspetti sui quali abbiamo svolto e svolgeremo anche in futuro verifiche, valutazioni ed osservazioni, basandoci sui dati resi pubblici prima del confronto odierno e sulle odierne comunicazioni dei proponenti). Da oltre dieci anni il comprensorio a cui si riferisce la Comunità Montana Terre del Giarolo è interessato da una ridda di proposte che mirano a collocare sui crinali delle nostre montagne installazioni industriali per la produzione di energia eolica.

Di fronte a queste proposte si è sempre registrata una scarsa o nulla coesione tra le amministrazioni locali, ma l’impressione è che le stesse si siano appiattite sulle proposte provenienti da soggetti estranei al territorio, rinunciando a elaborare strategie di sviluppo delle nostre valli basate sulla loro reale vocazione: agricola, pastorale, turistico-ambientale. In questo senso possiamo dire che l’”eolico”, ancora prima della sua ipotetica realizzazione, abbia già prodotto danni, paralizzando in larga misura l’attività politica e amministrativa del territorio.

Nel corso degli incontri che il nostro Comitato ha promosso in questi ultimi mesi è emerso un ampio e articolato dissenso nei confronti della realizzazione di impianti industriali di tali dimensioni in un contesto ambientale caratterizzato da un elevato livello di biodiversità e da una diffusa fruizione turistico-escursionistica le cui potenzialità, lungi dall’essere ad oggi espresse completamente, sarebbero al contrario del tutto compromesse dalla massiccia opera di cantierizzazione necessaria alla collocazione di decine di torri con enormi basamenti di cemento, alte fino a 150 metri, strutture senza pari per impatto ambientale in un contesto montano, equiparabili in tutto e per tutto a costruzioni architettoniche e conseguentemente – si noti – interdette da un raggio di 50 metri dai crinali secondo le vigenti norme regionali di salvaguardia.

L’opposizione diffusa e motivata di vasti settori di popolazione residente, di proprietari di case e terreni, di frequentatori abituali e di operatori economici ha avuto ampia eco sui media locali e non va confusa in alcun modo con l’abusata espressione “sindrome Nimby” o con un’opposizione generica all’energia eolica. Al contrario, è anche in considerazione del valore e dell’importanza che tale energia rivestirà nel futuro del pianeta che assume un particolare significato l’opposizione critica nei confronti di una progettualità che opera in controtendenza rispetto alle scelte dei paesi in cui lo sfruttamento dell’energia eolica è più avanzato. Tutte le ipotesi finora elaborate per l’Appennino delle Quattro Province prevedono l’installazione di un numero elevatissimo di macchine di grande taglia, macchine che nei paesi del Nord Europa o in Spagna trovano collocazione in impianti marini offshore o in pianure ed altipiani, e mai vengono installate, nei numeri e nelle dimensioni di cui discutiamo, in ambienti montani geologicamente instabili, di grande pregio naturalistico e paesaggistico, lontani dalle reti di distribuzione, moltiplicando in modo esponenziale tutti i possibili impatti negativi.

Vediamo i dati.

In Spagna, su 20.676 Mw di potenza installata, ben 8.512 Mw, il 41 per cento del totale, sono collocati nella regione geografica dell’altipiano della Meseta, che comprende le comunità di Castiglia e Leon e Castiglia La Mancha (di donchisciottesca memoria), 3.289 Mw, un altro 16 per cento, nella regione atlantica della Galizia, 2.979 Mw, un ulteriore 14 per cento, in Andalusia, e solo 152 Mw, lo 0,74 per cento, nei Paesi Baschi. In Germania, su 25.777 Mw di potenza installata, 21.118 Mw, l’ 82 per cento del totale, sono collocati nei lander del nord, ossia in Sassonia, Meclenburgo-Pomerania, Slesia, Brandenburgo, Nord Westfalia, e solo 467 Mw, l’1,8 per cento, in Baviera. Non vogliamo dilungarci sulle voci autorevoli che negli ultimi anni si sono espresse a proposito della scarsa efficienza energetica e dell’impatto ambientale dei cosiddetti “parchi eolici” in ambiente appenninico, e neppure elencare nuovamente quelle criticità numerose e varie che in sede di conferenza dei servizi sono state individuate dagli enti più autorevoli, criticità che, sebbene rivolte al progetto di Equipe Group, si ripropongono in termini analoghi anche per i progetti concorrenti. In particolare la Provincia ha svolto un lavoro minuzioso e scrupoloso, formulando osservazioni nelle quali il nostro comitato si riconosce pressoché totalmente.

In questa sede ci preme solamente ribadire un principio basilare: nessuno sviluppo di un territorio è possibile sulla base della cancellazione delle caratteristiche di maggior pregio di quello stesso territorio. E tali caratteristiche sono rappresentate, nel nostro caso, proprio dai crinali, anima e identità da tempi protostorici di quel territorio tra Mediterraneo ed Europa continentale, tra Alpi ed Etruria, percorso, un tempo, dalle millenarie vie del mare, ed oggi frequentato dagli escursionisti che in esso trovano caratteri assenti, ad esempio, nelle pur bellissime Alpi. Percorsi, questi, al centro da anni di sforzi di valorizzazione (insufficienti, riteniamo, ma comunque da rilevare) da parte della stessa Comunità Montana come pure da numerose prestigiose associazioni, tra le quali il CAI, che osserva con grande preoccupazione quanto sta avvenendo sui nostri monti, vedendo a serio rischio, al pari degli operatori economici vicini ai crinali, la fruizione escursionistica degli stessi.

Riteniamo quindi, e con questo concludiamo questo intervento, che non sia ammissibile un ragionamento invece molto diffuso, e che abbiamo purtroppo sentito formulare anche dai rappresentati dell’ente Comunità Montana Terre del Giarolo, quello cioè che subordina la scelta sulla realizzazione di tali impianti all’entità dei proventi che ricadranno sul territorio. Non è possibile “devastare” un territorio e sulla base di tale devastazione costruirne lo sviluppo. Usiamo intenzionalmente la parola “devastare” perché l’abbiamo letta in un recente articolo attribuita proprio al presidente di questa Comunità Montana.

Se dunque di devastazione si tratta, non c’è quantità di denaro che possa compensare la perdita dell’integrità dei nostri crinali che sono un valore al tempo stesso ambientale, storico ed economico.

La più grande ricchezza del nostro territorio, non compromettiamola per sempre.

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